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In perfetto ossimoro col titolo (Giovinezza), la trama riguarda la permanenza in un lussuoso chalet svizzero di Fred, anziano compositore e direttore d’orchestra ormai in pensione, al quale viene richiesto di eseguire per l’ultima volta il suo pezzo più famoso Con lui, il suo amico regista, Mick alla scrittura del suo ultimo film, il suo testamento artistico, con il quale passa il suo tempo a disquisire di tutto, riflettendo sulle loro esperienze ora che si avvicina il crepuscolo.In realtà, Youth è molto meno crepuscolare di quanto possa apparire, molti gli sprazzi leggeri (sempre amarognoli) che alleggeriscono il contesto e l’ambientazione, dominata dal bianco e dal grigio all’interno dello chalet, ma dal verde dei monti svizzeri al di fuori di questo (non è casuale, come rivelerà un medico quasi alla fine). In effetti, questo film appare più appartenente alle atmosfere rarefatte di un opera come Le Conseguenze Dell’amore (anche questo ambientato in Svizzera) piuttosto che ai barocchismi saturi de La Grande Bellezza o Il Divo, con tempi dilatati, scanditi da dialoghi che , in pieno stile sorrentiniano, appaiono spesso sospesi, integrati e definiti dalle immagini più che dalle parole.Questa integrazione necessaria di parole ed immagini è forse la cifra stilistica più importante di Sorrentino, che in qualche modo lo assimila al più europeo dei grandi registi USA, ovvero Terence Malick: e senza le immagini, le parole diventano incomprensibili, e le immagini senza le parole, troppo ampie. Per fare un esempio musicale, un po’ come Comfortatbly Numb dei Pink Floyd o La Donna Cannone di De Gregori, perfette fusione di testi e note.Cosa è la Giovinezza secondo Sorrentino? la vita stessa.

Come quando abbiamo fatto La vita rubata, su un omicidio di mafia, una storia rimasta insabbiata per vent’anni. Io credo che in molti casi la televisione abbia avuto più coraggio del cinema, nell’affrontare la nostra storia.E ora quale storia vorresti raccontare? un tema che ho in mente da tanti anni. E che riguarda milioni di italiani.

Tanto impegno e tanto stress? Certo l’impegno era totale. Per due anni ad esempio, al tempo dell’acquisizione della grande catena LansKrafters, ho fatto il pendolare settimanale fra Belluno e New York e credo di essere stato in quel periodo il più grande frequentatore del Concorde. Partivo immancabilmente il mercoledì mattina alle 6 da casa, qui a Belluno, aereo da Venezia a Parigi dove prendevo il Concorde ed arrivavo, per il fuso orario, alle 8,30 dello stesso mattino all’aeroporto JFK di New York.